Maria Antonietta Del Grosso

La corte rinascimentale dei Sanseverino principi di Salerno

introduzione di Francesco Barra

Canis maior
2020, 430 pp., con numerose illustrazioni a colori e in b/n
Brossura, formato quindici per ventitré centimetri e mezzo
ISBN: 9788855250757

€ 40,00
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Sinossi

I contemporanei, sull’esempio di Erasmo da Rotterdam, consideravano le Corti rinascimentali un’espressione di civiltà totale: scuole di comportamento, sedi di alta formazione filosofica, luoghi deputati alle decisioni politiche, palcoscenico delle rappresentazioni del potere e dell’onore, spazio dove chi comandava, esponenti di famiglie principesche, e chi diffondeva la cultura, ovvero i sapienti umanisti, vivevano a stretto contatto, in un rapporto di felice collaborazione, che consentiva di allargare facilmente gli orizzonti del sapere. Il volume vuole evidenziare la vivacità rinascimentale della città di Salerno, dovuta soprattutto al mecenatismo del principe Ferrante Sanseverino, cresciuto nell’ammirazione del mondo classico e nell’orgoglio del proprio prestigio. Questa generosa attenzione nei riguardi di quanti onoravano le Muse era condivisa anche dalla consorte, la principessa Isabella Villamarina. Per ostentare la supremazia dinastica e sociale, la Corte salernitana ospitava personaggi di alto profilo intellettuale: alcuni invitati per insegnare nello Studio di Medicina, con l’intento di ridargli lustro e fama, altri per dare ampio spazio alla poesia – come Bernardo Tasso, autore di liriche molto intense – alla novellistica, alle rappresentazioni di commedie latine. Oltre i divertimenti, la Corte sanseverinesca sapeva ascoltare i discorsi di Agostino Nifo, il filosofo più famoso del Cinquecento, profondo conoscitore del pensiero aristotelico. Non sono poche le pagine del testo dedicate a questo alter Aristoteles, così come lo chiamava il principe di Salerno, che però riconosceva di non essere un secondo Alessandro Magno.